Sabato 25 agosto 2018, nella suggestiva location dell’Oratorio di Santa Maria Assunta a Spinea, Venezia, si è inaugurata la personale “Scritti di corpo e tempo” di Fausto Trevisan, all’interno del progetto Paradisum Theatrum, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, dell’Associazione Visioni Altre.
Presenti un numeroso e caloroso pubblico, la presentazione di Adolfina de Stefani, la critica di Barbara Codogno e l’intervento delle Istituzioni, nelle persone di Emanuele Ditadi, Vicesindaco del Comune di Spinea, Paola Marchetti, Responsabile alla Cultura, e Giovanni Litt, Consigliere Comunale.
Durante la presentazione, Fausto Trevisan si è esibito nella sua performance “SPLAT”, accompagnato dalle musiche di Marco Ceccon.
Al suo interno:
PALA D’ALTARE ”DOGMA”, cm 180×100, 2018
PITTURE NERE, cm 50×60, 1-7, 2018
Questo gruppo di opere che ho chiamato “Pitture nere” ispirandomi a Goya e ai suoi stati d’animo espressi con efficacia nelle pareti della sua casa nei pressi di Madrid la “Quinta del Sordo” .Nella vita così come in questo mio lavoro, tutte le insidie e gli accadimenti formano delle fratture, che rappresento come una performance progressiva in cui lascio cadere dei sassi che aumentano di numero e volume, di pannello in pannello. Piano piano la somma dei segni che si viene a creare con lo schianto dei sassi sul supporto, fa aumentare il volume delle crepe e quindi la presenza del pigmento nero nelle fughe, diventando così “Pitture nere”. A volte veniamo colti di sorpresa nel nostro percorso di vita, inevitabilmente colpiti, come dei meteoriti che cadono sulla terra.
Pitture nere (1819–1823) è il nome dato a una serie di quattordici opere murali di Francisco de Goya, dipinte con la tecnica dell’olio su muro su pareti ricoperte di gesso. Sono state create come decorazione delle pareti della Quinta del Sordo, una casa da lui acquistata nel febbraio del 1819. Questi murali sono stati trasferiti su tela nel 1874, e attualmente sono conservati nel Museo del Prado di Madrid. (https://it.wikipedia.org/wiki/Pitture_nere)
VENI VIDI VICI, trittico, cm 180×100
In questo trittico ho usato la tecnica del graffio, che a mio parere in qualche modo dialoga con gli affreschi del 1300 ca. che troviamo in questa chiesetta.
Ho qui voluto intendere il graffito come un’evoluzione pop dell’affresco.
Partendo da un mio ritratto fotografico ho trovato nella posizione un déjà-vu: punti di contatto con l’Elvis di Andy Warhol, con cui ho un po’ giocato, riproponendo anch’io un multiplo come lui era solito fare.
Nasce così questo lavoro provocatorio e polemico che ho intitolato “Veni Vidi Vici”.
TEXAS ISLAND, installazione
L’opera “Texas Island” nasce dopo l’ennesimo scempio da parte dell’uomo nei confronti del pianeta che ci ospita e che ci nutre. Nel mezzo del pacifico le correnti marine hanno convogliato un’isola galleggiante di rifiuti plastici, frutto della negligenza dell’uomo. Quest’isola dicono sia grande quanto il Texas.
La mia opera è la testimonianza di questa situazione.
La plastica impiega migliaia di anni per dissolversi nell’ambiente; per questo ho usato il gesso come materiale, immaginando questi rifiuti come se fossero dei sassi, che sono e saranno sempre lì presenti e immutabili per le generazioni future: una macchia nel nostro orizzonte!

FAUSTO TREVISAN
